salute

 

Nell’ambito di un programma di allevamento dedito non solo alla bellezza ma soprattutto alla salute dei gatti, FLORENCE COON esegue periodicamente su tutti i riproduttori i test per HCM, Pkdef, SMA,  FIV-FeLV  ed ecocardio ogni anno

I limiti della ricerca

Purtroppo, NESSUN allevatore potrà MAI garantirvi che vi sta cedendo un gatto che non si ammalerà o che non svilupperà MAI certe patologie. Nemmeno se il cucciolo ha genitori e nonni testati negativi alle spalle!

Questa profonda limitazione è dovuta proprio alla natura stessa di queste patologie, HCM e PKD che sono gravemente insidiose perchè possono manifestarsi sui riproduttori anni dopo che questi abbiano dato vita a loro cuccioli e, addirittura, saltare delle generazioni prima di ripresentarsi sui discendenti. Antenati testati e negativi danno un maggiore presunzione di buona salute ma non una garanzia totale.

Inoltre, anche l’allevatore più coscienzioso, si scontra con i limiti diagnostici della ricerca di base. Infatti, di molte patologie si conoscono gli effetti ma non le cause (es. sordità nei gatti bianchi, PKD), si individuano i sintomi primari senza riuscire a prevenirle (es. HCM), di altre non se ne conoscono nemmeno le origini (es. epilessia). Non è solo un problema di fondi, ma anche di conoscenza molto approssimativa che l’essere umano tuttora ha della genetica e della medicina felina.
In quest’ottica, l’attività di screening portata avanti da ogni singolo allevatore diviene di primaria importanza per escludere un potenziale individuo malato o portatore nel più breve tempo possibile e, sperabilmente, prima che possa trasmettere la patologia alla sua progenie.
 

HCM - Cardiomiopatìa Ipertrofica

Cos’è l’HCM

 

HCM è l’acronimo di Hypertrophic CardioMiopathy e sta per cardiomiopatia ipertrofica. Come per l’equivalente umano, si tratta di una patologia che provoca l’inspessimento delle pareti del cuore con conseguente alterazione delle sue funzionalità.

Sintomi

Alcuni gatti manifestano una respirazione resa difficoltosa dai fluidi che si concentrano nei polmoni o intorno ad essi. Altri possono non mostrare alcun sintomo, ma possono morire improvvisamente, per lo più a causa di un improvviso e grave disturbo nel ritmo cardiaco. Alcuni gatti sviluppano grumi del sangue (emboli) che possono causare la paralisi delle zampe posteriori.

Profilo genetico

Tecnicamente, l’HCM è una malattia autosomica dominante a penetranza incompleta ed espressività variabile, ossia:

  • può colpire indistintamente maschi e femmine (sebbene i maschi sembrino esserne colpiti in età più giovane e più gravemente)
  • può essere trasmessa in forma eterozigote (solo uno dei genitori trasmette la patologia) od omozigote (entrambi i genitori trasmettono la malattia): in ogni caso l’individuo è da considerarsi affetto
  • è possibile che un gatto ne sia affetto e che non la manifesti mai per tutto l’arco della sua esistenza; ciò non toglie, ovviamente, che potrà trasmetterla alla progenie
  • le modalità, i tempi e la gravità con cui la malattia, eventualmente, si manifesta cambia da soggetto a soggetto

Screening

Lo screening è condotto attraverso una ecocardiografia che misura le dimensioni del cuore e che viene eseguita a varie età durante la vita del gatto e comunque prima che venga fatto riprodurre. Infatti, un gatto che presenta un cuore in condizioni normali ad un anno di età ha statisticamente una probabilità inferiore di sviluppare la malattia.

Difficoltà diagnostiche

L’HCM è una malattia che si sviluppa molto lentamente. I gatti che ne soffrono spesso non mostrano alcun sintomo prima dei 6 mesi di vita o, viceversa, possono trascorrere diversi anni in salute prima di sviluppare la malattia, anni durante i quali, molto probabilmente, si sono già riprodotti. Infatti, l’ecocardiografia non è in grado di riconoscere i casi di asintomaticità, ossia di gatti affetti (e quindi portatori per la progenie) il cui cuore si presenti – ancora – in condizioni normali.
L’estrema variabilità con cui questa malattia si manifesta, rende difficile tutelare non solo il singolo soggetto ma, spesso, la sua stessa discendenza. Infatti, il gatto che sviluppi molto lentamente la malattia potrebbe già aver dato alla luce dei figli i quali, viceversa potrebbero ammalarsi in tempi ridotti.

Cosa richiedere all’allevatore

Un allevatore un cui cucciolo muore di HCM ad un anno di età non à necessariamente un cattivo allevatore. Proprio perchà la malattia è difficile da diagnosticare e, a volte, si evidenzia tardi nei genitori, il decesso di un cucciolo può capitare anche all’allevatore attento e coscienzioso.
Tuttavia, onde evitare queste tristi esperienze, l’acquirente deve fare la sua parte: è necessario e doveroso pretendere che l’allevatore a cui vi siete rivolti per acquistare il cucciolo dei vostri sogni vi consegni una copia del test di esenzione eseguito sui genitori. Siate critici con chi avete di fronte: non accontentatevi dei risultati di un test condotto anni prima! Il test non deve MAI essere più vecchio (al massimo) di un paio di anni perchè spesso la malattia può svilupparsi in modo eclatante in tempi molto brevi!
Diffidate nella maniera più assoluta da chi, accampando varie scuse, non vi faccia vedere alcuna certificazione, da chi sostiene di conoscere le proprie linee, di non aver mai avuto problemi (come si fa a dirlo se non si è mai testato un gatto?) o da chi vi faccia vedere un foglio in cui, con quattro frasi messe in croce, viene “dichiarato” da un veterinario compiacente che il gatto è esente da HCM: un test attendibile, infatti, deve riportare il nome, il sesso e la data di nascita del gatto, la firma di un veterinario cardiologo e deve riportare tutte le misure riscontrate sul muscolo cardiaco e a livello di flusso sanguigno. Infine, deve essere chiaramente dichiarato che il cuore non presenta anomalie.

PKD - Sindrome del rene policistico

Cos’è la PKD?

PKD è l’acronimo inglese per Polycistic Kidney Desease e sta sindrome del rene policistico, una malattia che provoca la comporsa di cisti dei reni che, col tempo, tendono ad aumentare in numero e/o volume. Quando le cisti occupano troppo spazio nel rene, il tessuto normale fuoriesce e il rene non è in grado di funzionare normalmente.

Si pensa che di PKD soffrano potenzialmente tutte le razze che, in qualche momento della loro selezione, siano state ibridate con il Persiano (Persiani, Esotici, Angora, Maine, Norvegesi, etc.).

Sintomi

I sintomi della PKD sono quelli tipici di un’insufficienza renale, aggravata dal fatto che, nel tempo, il gatto è destinato a perdere completamente l’uso di uno o di entrambi i reni.
I primi sintomi compaiono tra i 3 e i 10 anni e, talvolta, anche prima. Il rene policistico, quando diagnosticato, è incurabile, sebbene il micio, con opportune terapie e trattamenti continuativi, possa vivere ancora a lungo.

Profilo genetico

Tecnicamente, la PKD è una malattia autosomica a carattere dominante, ossia

  • colpisce indistintamente maschi e femmine
  • può essere trasmessa solo in forma eterozigote (cioè ereditata da uno solo dei genitori); la forma omozigote (cioè ereditata da entrambi) sembra essere letale già a livello embrionale.

In un gatto malato, la PKD implica la presenza di cisti nei reni già alla nascita e, tipicamente, in entrambi i reni. Con la crescita del gatto, le cisti aumentano (fino a superare i 2cm).

Screening

Da poco tempo è disponibile un test sul DNA in grado di dire se il gatto testato è portatore o meno della mutazione genetica responsabile della PKD ma il test ha validità esclusivamente sui gatti di razza persiana. Con la speranza che presto venga reso disponibile un test sul DNA valido anche per le altre razze, queste vengono testate con un esame ecografico da ripetersi a varie età in quanto, in alcuni soggetti ancora giovani, le cisti presenti possono essere talmente piccole da non potersi rilevare subito.

I virus da immunodeficienza

I virus della FIV (meglio nota come AIDS felina) e della FeLV (o della leucemia felina) sono causati da un retrovirus le cui modalità di trasmissione e suscettibilità differiscono da gatto a gatto.

I virus FIV-FeLV sono altamente contagiosi. Per questo riteniamo che una verifica a campione sui nostri gatti in occasione di ogni cucciolata e non meno di una volta l’anno sia sufficiente come garanzia di immunità per per i nostri gatti.

FeLV – Feline Leukemia Virus

La FeLV è un retrovirus che si trasmette tipicamente per contatto con la saliva di gatti infetti (rapporti sessuali, morsi, leccamento).

Un terzo dei gatti infetti, sviluppa una viremia transiente, ossia ne è affetto per meno di 12 settimane e successivamente lo elimina.

Un altro terzo dei gatti affetti, sviluppa un’infezione latente, ossia espelle il virus attraverso il sangue e la saliva senza estinguere completamente il virus. Il loro sistema immunitario “trattiene” in qualche modo il virus ma se il gatto viene sottoposto a stress (es. malattia, uso di steroidi, gravidanza), il virus prende il sopravvento e il gatto si ammala.
Meno di un terzo dei gatti infetti sviluppa viremia persistente. Non è possibile prevederne le conseguenze:le infezioni persistenti possono causare una molteplicità di problemi cronici e malattie, la maggior parte delle quali sono legate a immuno-soppressione, anemia, linfomi. Tuttavia, gatti positivi possono restare asintomatici (e contagiosi) per molti anni e i tempi e la severità della manifestazione possono variare tantissimo.

Attraverso cure di supporto e trattamenti sintomatici, i gatti possono vivere anche a lungo ed altri soccombere velocemente.

Il vaccino FeLV

E’ possibile vaccinare un gatto per scongiurare il pericolo di contagio da FeLV virus. Tuttavia, esiste il letteratura il sospetto che questo vaccino sia una delle principali cause di insorgenze di fibrosarcomi vaccinoindotti nel punto di inoculo, vista l’alta incidenza degli stessi nei punti di inoculo. Per questo motivo, prima di decidere se sottoporre il proprio gatto a questo tipo di vaccinazione, è sempre bene valutare il rapporto rischi-benefici tenendo presente lo stile di vita del gatto stesso.

In generale, un gatto che esce in strada e che può entrare in contatto con altri randagi (potenzialmente portatori del virus) è bene venga vaccinato; il beniamino di casa che, al più, esce sul balcone per prendere un po’ di sole, potrebbe essere risparmiato da questo trattamento a rischio.

FIV – Feline Immunodeficiency Virus

Il virus da immonodeficienza felina (FIV) è simile all’AIDS umano. Esso attacca e indebolisce il sistema immunitario rendendo l’animale suscettibile ad infezioni e malattie che non colpirebbero un gatto sano. Non esistono cure nè vaccini per la FIV. Pur essendo una malattia pressochè letale, un gatto positivo alla FIV può vivere molti anni senza segni di malattia, perchè si tratta di un virus dallo sviluppo molto lento.

La FIV è trasmessa prevalentemente attraverso morsi profondi. Una gatta potrebbe trasmetterlo ai suoi cuccioli durante la gestazione, il passaggio dal canale cervicale o l’allattamento. La FIV può essere trasmessa da un gatto ad un altro anche attraverso trasfusione di sangue contaminato.
Maschi aggressivi che lottano con loro simili per la conquista del territorio sono a rischio di contagio, più delle femmine e più dei maschi meno aggressivi o che vivono in casa (per questi ultimi il rischio di contagio è pressochè nullo).

FIP - Peritonite Infettiva Felina

NB: questa pagina non vuole assolutamente essere un compendio di veterinaria, nè ha lo scopo di entrare nei dettagli tecnici che spiegano lo sviluppo e il decorso della FIP. Il mio obiettivo è quello di fornire con parole semplici un’idea di chi sia questo “mostro” che ogni anno miete tante vittime tra i nostri mici, alla folta schiera di persone che non sono medici, veterinari o allevatori ma vogliono capire per conoscere e conoscere per imparare a gestire la paura e, talvolta, il dolore per una perdita tanto improvvisa…

Cos’è la Peritonite Infettiva felina (FIP o PIF)

La peritonite infettina felina (detta FIP o PIF) è una malattia letale del gatto che si sviluppa improvvisamente e nel giro di pochissimo tempo (poche settimane o addirittura pochi giorni) è in grado di debilitare e spegnere completamente la vita di un gatto. I meccanismi che regolano l’insorgenza di questa malattia sono estremamente complessi e non ancora completamente noti ma di seguito potrete farvi un’idea di cos’è la FIP e come si contrae.

Il ruolo dei coronavirus

Immaginate di essere un po’ influenzati. Siete consapevoli che il vostro stato è dovuto al fatto che in qualche modo e in qualche momento non precisamente identificabili (magari in metro? magari in ufficio? sull’autobus? chi può dirlo…) il vostro organismo è entrato in contatto con un virus. Sapete anche che l’indolenzimento e/o la febbre sono sintomo di questo “attacco” e vi aspettate che ci vorrà qualche giorno prima che il virus abbia fatto il suo decorso e il vostro organismo lo combatta, permettendovi di tornare in forma.
Tutto quel che fate è prendere una tachipirina per contenere la febbre ma per il resto bisogna solo aver pazienza…

Anche i gatti, esattamente come gli esseri umani e altri mammiferi, possono essere vittime di virus ambientali e anche loro possono avere qualche giorno di debilitazione (un po’ di diarrea, un raffreddore passeggero) per poi tornare in forma a volte anche senza intervento farmaceutico.
Uno dei tipi di virus più diffuso che possono causare questo genere di disturbi nei gatti è il “coronavirus”, così chiamato per via della forma a corona.

I coronavirus sono responsabili di malesseri passeggeri nei gatti, quali diarrea e/o affezioni respiratorie che si risolvono spesso con qualche giorno di riposo ma molto spesso possono essere debellati dall’organismo del micio senza dare alcunissimo sintomo.

Perchè i gatti si ammalano di FIP?

Nei gatti che si ammalano di FIP avviene una cosa molto strana che la scienza non è ancora riuscita completamente a spiegare.
Il micio, in qualche modo e in qualche momento, entra in contatto con un coronavirus. In un certo senso, “prende l’influenza” che, come abbiamo appena detto, può essere sintomatica oppure no.
Il virus può albergare nel corpo del micio per un tempo più o meno lungo (giorni ma anche mesi o anni!) che dipende da quanto efficacemente il suo sistema immunitario è in grado di reagire per espellerlo definitivamente e da quante occasioni ha il micio di entrare ripetutamente in contatto con un coronavirus (se un micio vivesse in un ambiente saturo di virus o con un altro gatto affetto, lo ri-contrarrebbe ripetutamente).

In alcuni gatti, secondo meccanismi non ancora chiari alla scienza, il virus ospitato dall’organismo per tutto questo tempo, può trasformarsi, mutare: il sistema immunitario del gatto, già impegnato nella difficile lotta di espulsione del coronavirus originario, si ritrova adesso ad affrontare un “nuovo” nemico. Purtroppo, questo nemico è molto più furbo del precedente perchè è capace di “nascondersi” tra le cellule dell’organismo, confondendosi persino tra quelle deputate a combatterlo! In un certo senso, è come se il sistema immunitario fosse dotato di un esercito all’interno del quale ci sono degli eversori che, notte tempo, organizzano la rivolta.
Infatti, i coronavirus mutati hanno una struttura tale per cui il sistema immunitario non riesce a riconoscerli, oppure sviluppa una risposta talmente forte da lesionare l’organismo stesso! In pratica, il sistema immunitario va in confusione, sa che c’è un nemico da attaccare e quindi ingrossa le file del suo esercito. Nel contempo, però, a man mano che l’esercito si ingrossa, aumenta anche il numero degli eversori, finchè l’esercito non si ritrova a combattere addirittura contro se stesso, autodistruggendosi.

Da cosa dipendono i sintomi della FIP?

Le conseguenze di questa battaglia possono essere due (e possono verificarsi insieme):

  • i vasi sanguigni si infiammano e a causa dell’infiammazione si forma del liquido derivato dal sangue (detto essudato) che si accumulera’ nell’addome, nel torace, nel sistema nervoso, nella retina
  • il sistema immunitario produce una tale quantita’ di cellule deputate alla battaglia in corso da intossicare l’organismo stesso e, in particolare, fegato, rene, pancreas, sistema nervoso centrale all’altezza dei quali iniziano a formarsi granulomi

A questo punto, il micio è malato di FIP in fase conclamata e può presentare una fila di sintomi che vanno dal versamento toracico e/o addominale, ad una insufficienza epatica/pancreatica che lo infiacchiranno con il passare dei giorni fino a spegnerlo definitivamente.
È importante dunque capire che tutti i sintomi classici della FIP non sono la malattia di per sè ma solo la conseguenza ultima di una fortissima risposta del sistema immunitario… contro se stesso :( ed è originata da un banalissimo virus che per cause sconosciute muta nell’organismo che lo ospita.

La FIP è contagiosa?

Come abbiamo detto, la FIP si origina dalla mutazione, dalla trasformazione all’interno dell’organismo di un comune virus della famiglia dei coronavirus in un qualcosa che il sistema immunitario non riesce a riconoscere.
La malattia, quindi, è un qualcosa che si riferisce allo specifico gatto che l’ha sviluppata e come tale non è trasmissibile nè prevedibile (non si può trasmettere nè prevedere una mutazione!).

Quel che i gatti possono trasmettersi vicendevolmente è il coronavirus così come gli umani l’influenza ma che questo possa poi trasformarsi o meno in ciascun soggetto, è assolutamente individuale e non predicibile in alcun modo.

Esiste una forma di prevenzione da FIP?

Sarebbe molto bello poter rispondere positivamente a questa domanda ma temo di non poterlo fare.
In teoria, la prevenzione migliore consiste nell’avere gatti negativi al coronavirus (se il virus non è in circolo, non può mutare), il che è come dire avere persone che stabilmente non hanno l’influenza.
Tuttavia, i coronavirus vivono normalmente nell’ambiente esattamente come i virus influenzali umani per cui sono molteplici le occasioni in cui un gatto potrebbe contrarne uno, così come sono molteplici le occasioni per un essere umano di contrarre l’influenza, soprattutto d’inverno.
Allora, la miglior forma di prevenzione resta fornire al micio un ambiente e uno stile di vita tali da mettere in condizioni il suo sistema immunitario di reagire efficientemente all’attacco di un coronavirus, espellendolo in fretta e con decisione prima che una qualunque mutazione possa accadere. L’assenza di stress, l’igiene e il numero adeguato di cassette e di ciotole (è bene disinfettare tutto almeno una volta a settimana con 1 volume di candeggina e 32 d’acqua), un numero di gatti mai troppo elevato nello stesso ambiente, sono le norme di prevenzione minime per contenere i rischi.
Inoltre, negli ultimi anni i ricercatori si stanno concentrando sempre di piu’ sui fattori genetici che regolerebbero le risposte immunitarie. Sembrerebbe, infatti, che la tendenza a sviluppare la FIP (ossia a sviluppare la mutazione) sia riconducibile ad una predisposizione che i gatti erediterebbero dai loro genitori.

Infine, è d’obbligo sottolineare come, purtroppo, l’insorgenza della malattia sia legata banalmente alla sfortuna. Come tutto ciò che dipende dal caso, anche l’insorgenza di una mutazione che può trasformarsi in una malattia letale, sfugge semplicemente al nostro controllo, per inseguire una logica di malasorte a cui certi mici sembrano ineluttabilmente legati.

 

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